Simulazione di prestiti per donne: confronto tra tutte le offerte destinate a donne e ragazze nel 2021

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La situazione femminile continua ad essere molto complicata, in Italia. A testimoniarlo è in particolare il sempre scottante tema del gender pay gap, ovvero della notevole differenza salariale tra lavoratori uomini e donne.
Un tema il quale continua ad essere oggetto di grandi dibattiti, senza che però si abbiano interventi di carattere legislativo in grado perlomeno di attenuarlo. E mentre il mondo politico sembra appassionarsi ad altre tematiche, per le donne che lavorano la situazione tarda a far registrare significativi mutamenti.

Le disparità salariali continuano ad essere all’ordine del giorno

Era il 2018 quando la consigliera per il programma di sviluppo delle Nazioni Unite Anuradha Seth definì la disuguaglianza retributiva tra uomini e donne alla stregua del più grande furto della storia.
Una espressione tale da suscitare grande scalpore, ma suffragata dai fatti. La stessa Anuradha Seth, infatti, ebbe buon gioco nel ricordare come non esista un solo Paese, e neanche un solo settore, in cui le donne possano vantare gli stessi stipendi degli uomini.
Da allora, la situazione non è assolutamente mutata. Anzi, si è preferito parlare di ben altro che di un tema ormai cruciale come quello della situazione delle donne in ogni angolo del globo. Una situazione che anche in Italia continua ad essere molto problematica.

Il rapporto di ODM Consulting

A confermare l’andazzo nel nostro Paese ha contribuito di recente il 28° Rapporto sulle Retribuzioni di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group. All’interno del quale è possibile trovare prove di non poco conto. A partire dal fatto che, a parità di esperienza lavorativa, il gap salariale legato al genere è del 5,5% tra i laureati e dell’8% tra i non laureati. Il rapporto in questione prende poi atto del consolidamento di tutto ciò dopo la recessione innescata dal Covid.
Altro dato che spicca nel rapporto è poi il modo asimmetrico in cui la crisi dovuta agli effetti della pandemia si è abbattuta sul mercato del lavoro. Ove in effetti ha distrutto più posti di lavoro femminili che maschili, spingendo a coniare un termine sicuramente esplicativo: she-cession. Un combinato disposto il quale ha infine prodotto l’ennesimo peggioramento della condizione femminile in Italia.

I prestiti per le donne

Come abbiamo visto, quindi, la condizione femminile in Italia è addirittura in peggioramento dopo la comparsa della pandemia di Covid sul terreno nazionale. Un trend il quale va a toccare svariati aspetti della vita di ogni giorno. Compreso il mondo creditizio, che si ritrova anch’esso a dover scontare gli squilibri sociali creati da queste disfunzioni.
Considerato come proprio le donne rappresentino oltre la metà della popolazione italiana (51,3% per l’esattezza), ciò vuol dire che molte di esse si trovano impossibilitate a rapportarsi con il mondo del credito.
Anche in questo caso si tratta di dati concreti, provenienti stavolta dall’Istat. Secondo l’istituto di statistica, infatti, soltanto 9.678.000 di esse sono attualmente occupate, costituendo il 42,1% degli occupati complessivi. Una notevole sottorappresentazione figlia di fattori sociali e culturali che continuano ad agire anno dopo anno, senza riuscire ad essere intaccati.
La risposta del settore creditizio è in pratica la stessa che ha ispirato le politiche nei confronti di altre categorie svantaggiate. Ovvero la formazione di un paniere di prodotti in grado di dare risposte non soltanto alle donne che sono in grado di presentare garanzie, ma anche a quelle le quali, per un motivo o per l’altro, non possono farlo. Chiedendo ad esempio la presentazione di un garante, il quale possa assumersi l’onere di subentrare nel caso il contraente principale non sia più in grado di pagare le rate concordate all’interno del piano di rientro. O il prestito cambializzato, nel quale proprio la cambiale va a sostituire la rata mensile.

E’ possibile reperire prestiti per donne in grado di risultare effettivamente convenienti?

Nel corso degli ultimi anni, il sistema creditizio si è trovato ad affrontare una lunga serie di crisi di sistema. Nel corso delle quali i soggetti più fragili si sono trovati naturalmente a mal partito e nella pratica impossibilità di ripagare i debiti sottoscritti in momento più favorevoli.
La conseguenza per le finanziarie è stata prevedibile, tramutandosi in un accumulo di Non Performing Loans, ovvero i crediti deteriorati i quali sono considerati alla stregua di materiale tossico. Spingendo il settore ad una vera e propria serrata nei confronti di coloro che non sono in grado di produrre garanzie.
Tra le più colpite in assoluto ci sono naturalmente le donne. Le quali hanno difficoltà a trovare ascolto e per le quali i prestiti possono risultare in ultima analisi poco convenienti. La domanda che molte di esse si pongono, è quindi la seguente: come è possibile reperirne di più convenienti? Una domanda tale da esigere un risposta articolata.

Attenzione al TAEG

Reperire prestiti per donne più convenienti è senz’altro possibile. A patto di mettere in campo le necessarie contromisure. La prima delle quali consiste nel dare il giusto rilievo all’esame del TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), ovvero l’indice il quale tiene in considerazione tutti i costi connessi ad un finanziamento. Il cui esame deve essere anteposto a quello riguardante il TAN (Tasso Annuo Nominale). Quest’ultimo, infatti, si limita a evidenziare il tasso d’interesse del prestito senza tenere in conto i suoi costi accessori.
Il modo più rapido per poter reperire il TAEG, consiste nella presa di visione del Modulo SECCI (Standard European Consumer Credit Information). Questo documento, obbligatorio ormai dal 2011, è strutturato proprio in modo da riuscire a dare una idea più fedele del reale costo di un finanziamento.

Prestiti convenienti, la strada migliore è la simulazione degli stessi

Se il modulo SECCI può essere un notevole ausilio per poter individuare prestiti convenienti, ricordiamo la presenza di un altro strumento atto a facilitare la strada in tal senso. Il riferimento è alla simulazione prestiti, un processo il quale viene svolto dai cosiddetti comparatori online.
Per comparatore si intende in pratica la particolare utilità messa a disposizione da un gran numero di siti online con il preciso intento di mettere a confronto prodotti analoghi. Una funzione utilizzata anche per quanto riguarda il settore creditizio e la quale può in effetti aiutare a rintracciare soluzioni idonee in un arco di tempo molto ristretto.
Prima di procedere alla sua utilizzazione, è però necessario ricordare che si tratta di uno strumento soltanto in parte attendibile. Andiamo a vederne il motivo.

I comparatori sono realmente attendibili?

Quando si affronta il discorso legato ai comparatori, occorre partire da una premessa doverosa: si tratta infatti di utilità tali da proporre un costo per chi le propone. Basta in effetti osservare le periodiche campagne pubblicitarie in onda sulle reti televisive, per comprendere questo assunto.
Di fronte a questa realtà, i consumatori più attenti non possono che porsi una precisa domanda: come vengono ripagati questi costi? Come è facile capire, nessuno regala nulla e proprio partendo da questo punto, la risposta è prevedibile: i costi sostenuti sono ripagati dalla stipula di accordi con le aziende del settore creditizio. In pratica, le stesse versano una commissione per ogni utente procurato dal sito su cui appare il comparatore.
Da questa premessa, ne deriva una conseguenza facilmente immaginabile: ognuno dei siti in questione limita la pubblicazione alle proposte delle aziende con cui è stata avviata una collaborazione. Proprio alla luce di questa circostanza si può facilmente comprendere come l’effettiva validità dello strumento venga ad essere notevolmente limitata.